Nella ragione del “buon vino”, al tempo del fiorire della gastronomia e ristorazione anche vissuta come momento di socializzazione nei sempre più numerosi tipici ristoranti, birrerie, pizzerie, sembrerebbe fuori luogo parlare di abuso di “alcol”, soprattutto per la presunzione insita nel “commensale” di sapere bere in maniera corretta!!! Si sa che il vino rosso fa bene alle coronarie, contiene ferro e sostanze naturali antiossidanti…, il superalcolico rende più euforici ed allegri in società, la birra è una bevanda “leggera”…, e altri simili luoghi comuni non proprio corretti… e se qualcuno, per far bene alle proprie coronarie, adotta il criterio “maggiore dose, maggior effetto”?
Allora è indispensabile che chi beve alcolici sappia quanto alcol assume, per quanto tempo, quali sono gli effetti tossici nell’uso soprattutto abituale e quali i rischi per la salute… Solo così si può far uso intelligente del “nettare degli Dei” o di bevande più di moda come la birra, meglio se estera, o i superalcolici!!!
Data la varietà di bevande conteneti alcol, per nessuna delle quali esiste un rischio di minore tossicità rispetto alle altre definite più “leggere”, è ormai ben statuito che bisogna guardare al contenuto in grammi di alcol, per comodità del lettore definito “drink”, di un quantitativo medio di bevanda alcolica (un bicchiere di vino di circa 200 ml, un boccaledi birra di circa 400 ml o un bicchierino di superalcolico di circa 50 ml) e che corrisponde circa a 12,5 gr.
Un altro concetto molto importante per capire quanto “danno” può derivare dal consumo di alcolici è il “life time intake”… cioè quanto se ne è assunto per tutta la vita… Un esempio: il rischio relativo di sviluppare un cirrosi epatica in assenza di altri fattori (Virus Epatici B e C, altri tossici, etc) aumenta a 3,5 per chi assume 1 drink, a 12 per chi assume 5 drink e a 37 volte rispetto a chi non beve, ma solo se si considerano tutti gli anni per cui si è assunto alcol. Quindi anche il bere moderato (1 o 2 drink)non è scevro da rischi… aggiungerei se costante nel tempo, infatti il metabolismo dell’alcol è talmente rapido che i sistemi enzimatici preposti (ADH=alcol-deidrogenasi e MEOS= sistema enzimatico microsomiale) riescono a limitare i danni se l’assunzione non è continuativa e per almeno due o tre giorni a settimana ci si astiene.
Per i curiosi di biochimica l’acetaldeide, primo metabolita dell’alcol etilico, è un intermedio altamente reattivo che, oltre ad essere tossico come tale, interferisce nei sistemi di ossido-riduzione cellulari e microsomiali per formazioni di “radicali liberi”… di cui sono noti gli effetti sulle membrane cellulari, anche al pubblico meno esperto data la campagna informativa di qualche hanno fa.
Gli effetti metabolici dell’alcol non si limitano al danno cellulare, che riveste sì importanza notevole ed anche “acuta” in casi di abuso o alcoldipendenza, bensì sono importanti per il fatto di fornire “calorie povere”, cioè senza valore nutrizionale, e di “pronto impiego” perché i metaboliti giungono direttamente alla fase di produzione energetica della cellula, spiazzando così i nutrienti (carboidrati, proteine ed acidi grassi). Basti pensare che ogni grammo di alcol fornisce 7 cal e nessun “mattone” nutrizionale.
Questo rende ragione del fatto che chi consuma alcol vede ridurre proporzionalmente l’utilizzoazione dei nutrienti che assume con l’alimentazione, con conseguente accumulo, particolarmente di grassi.
Le interferenze tra alcol e farmaci sono numerose per il fatto che spesso seguono vie comuni che portano ad eccesso di metaboliti tossici dei farmaci (es. paracetamolo) o ne variano la cinetica di eliminazione a volte aumentandola, a volte diminuendola impedendo così un effetto farmacologico prevedibile e defficace (barbiturici, antiepilettici, antiulcera, tranquillanti maggiori e ipnoinducenti)… per non parlare del potenziamento dell’effetto tossico di alcune droghe (cocaina…). Se il soggetto bevitore è diabetico, epatopatico o sa di essere portatore di Virus B o B dell’epatite, cardiopatico, iperuricemico… o comunque assume cronicamente farmaci che interferiscono con l’alcol deve assolutamente evitare ulteriore assunzione per non compromettere ulteriormente la propria salute.
Questa disgressione non vuol certo essere una “filippica” “proibizionista”, anche perché le bevande alcoliche fanno parte del nostro comune stare a tavola ed in società, bensì un contributo a bere “ragionato”… Ognuno potrà meglio valutare quando, come e perché assumere o meno bevande alcoliche e soprattutto non aggiungere danno al danno…
Oggi si spende ancora troppo per le patologie alcol-correlate in termini di vite umane, do risorse sanitarie e sociali… basterebbe fare molta più prevenzione individualmente, o, se il bere è patologico, attraverso i servizi sociali a ciò proposti… prima che l’alcol produca i suoi irreparabili danni individuali, familiari, sociali.

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