Sono prodotti che reintegrano questo elemento quando è carente nell’organismo a causa, per esempio, di diete poco equilibrate o aumento del fabbisogno in particolari situazioni (gravidanze).
La carenza di ferro, detta sideropenia, oltre a stanchezza e affaticabilità, potrebbe portare,in casi estremi, alla comparsa di anemia, riduzione dei globuli rossi e/o emoglobina, nel sangue.

Il Ferro: carburante dell’organismo

Il ferro è il carburante dell’organismo perché componente essenziale dell’emoglobina (sostanza che dà il colore ai globuli rossi fissando l’ossigeno, permettendone il passaggio dai polmoni ai tessuti) e della mioglobina (deputata alla respirazione cellulare, che fornisce energia ai muscoli sotto sforzo).
Il suo livello nell’organismo, che varia in base all’età, dovrebbe essere equilibrato per non sfasare le funzioni organiche. Quando si abbassa, l’organismo lancia dei segnali evidenti. Vediamone alcuni:

  • pallore
  • stanchezza e affaticabilità ingiustificate
  • difficoltà di concentrazione
  • perdita di forze
  • perdita di capelli
  • gengive infiammate e sanguinanti
  • mal di testa
  • irritabilità

In questi casi, un prelievo basta a determinare la carenza e prevenire eventuali rischi di anemia. Le analisi da fare sono l’emocromo, la sideremia, la ferritina e la transferritina.
Per integrare il ferro ci si può aiutare anche a tavola, aumentando il consumo di carni, frattaglie (rene, fegato), lenticchie e piselli, tuorli d’uovo, noci, asparagi, lievito di birra e ostriche.
Nei casi più forti, gravidanza o allattamento, nei bambini piccoli o persone che hanno scarso assorbimento, si ricorre agli integratori di ferro in fiale o alla vitamina C, sotto prescrizione medica.

Fiale

La loro formulazione in fiale, compresse o capsule dipende dal farmaco e i dosaggi variano a seconda dell’entità della carenza. In generale vanno comunque assunti a stomaco vuoto per evitare di diminuirne l’assorbimento. E’ importante, inoltre, eliminare tè o caffè durante i pasti (berli 1 ora prima o 2 dopo): è stato dimostrato che diminuiscono l’assorbimento del ferro del 39% il caffè e del 64% il tè per la concentrazione di tannino e altre sostanze presenti in queste bevande. Via libera, invece, alla vitamina C che facilita l’assorbimento del ferro dall’organismo.

Controindicazioni

L’importanza dell’assunzione di integratori di ferro sotto prescrizione medica è legata alle controindicazioni che un accumulo di questo può portare.
Se poco ferro è male, troppo è peggio. Un forte accumulo di ferro nell’organismo porta uno squilibrio a carico del fegato, organo di deposito della sostanza.
Gli integratori sono inoltre sconsigliati alle persone che soffrono di:
emocromatosi: malattia ereditaria che porta un eccessivo assorbimento di ferro dall’intestino;
anemia emolitica: riduzione di globuli rossi ed emoglobina non legata alla sideropenia.
In ogni caso mai decidere l’assunzione di integratori da sé: soprattutto se si prendono altri farmaci che potrebbero inibire ed essere a loro volta inibiti dal ferro, oltrechè portare disturbi fastidiosi come: diarrea o stitichezza, nausea, vomito e dolori addominali.

I livelli giusti di ferro nel sangue

Lattanti 7 mg
Bambini 1-3 anni 7 mg
Bambini 4-10 anni 9 mg
Ragazzi maschi 11-17 anni 12 mg
Ragazze femmine 11-17 anni 18 mg
Adulti maschi dai 18 anni 10 mg
Adulti femmine 18-49 anni 18 mg
Adulti femmine 50 e oltre 10 mg
Donne in gravidanza 30 mg
Donne in allattamento 18 mg

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